
16/01/12
MARVA WHITNEY

21/12/11
DEMON FUZZ

“We are different. Totally different.”
La storia che sto per raccontarvi si colloca il quel periodo fecondo della scena inglese di fine anni ’60 dove ska, pop e psichedelia sono i padroni incontrastati dei club londinesi. In quel periodo gli Skatalities propongono uno ska festoso e stradaiolo e riscuotono un discreto successo di pubblico senza mai avere quel quid pluris che gli avrebbe aperto la strada del successo.
La scena inglese si presenta in pieno fermento socio/culturale, effetto dei cambiamenti verificatesi nella composizione della popolazione iniziati subito dopo la seconda guerra mondiale: il governo per ripopolare il paese dall’impoverimento di forza lavoro iniziò ad incentivare gli abitanti del Commonwelth a trasferirsi in Inghilterra.
In questo contesto eterogeneo, gli anni vicini al ’68 videro Londra diventare “capitale” della rivoluzione culturale in atto in cui la globalizzazione iniziava ad affacciarsi ponendo al centro delle attenzioni gli aspetti tipici delle culture dei paesi periferici del disciolto Impero Britannico. L’effetto fu ben visibile sulle arti visive e nella musica in cui gli aspetti tribali, importati in Inghilterra, si mescolavano perfettamente con gli elementi della cultura britannica.
Lo ska suonato dagli Skatalities con ritmiche africane, è un esempio di ciò.
Gli Skatalities si erano formati grazie ad un annuncio pubblicato su NME, rivista musicale inglese, dai fratelli Raphael e “Sleepy” Jack Joseph, rispettivamente chitarra e basso, con l’intento di creare un gruppo per far ballare nelle balere inglesi frequentate dai Mod. All’annuncio risposero Paddy Corea, sassofono, e Ray Rhoden, tastiere, e, successivamente, il giamaicano Steve John, alla batteria. La band iniziò ad esibirsi con il nome The Blue Rivers and The Marrons dopo poco, tra club e strade, senza giungere a nulla nonostante un lp, Blue Beat In My Soul, registrato nello stesso studio di registrazione dei Rolling Stones.
Il mancato successo portò i fratelli Joseph a inserire un altro annuncio su NME alla ricerca di altri musicisti per allargare la band. Si aggiunsero Ayinde Florain, percussioni, e Clarence Brooms Crosdale, trombone. L’ingresso dei nuovi musicisti e l’approccio verso nuove sonorità intrise di reggae, dalla differente battuta ritmica, condussero la band a mutare nome in Skatalities. Dal northen soul proposto nella prima fase si passò allo ska.
Ma la svolta vera e propria fu durante un viaggio che Paddy Corea fece in Marocco alla fine del 1968 dove sentì suonare bande tribali e strumenti ad ancia che non conosceva e che producevano un suono molto simile ai richiami dei muezzin per le celebrazioni musulmane e gli venne l’idea di provare a cambiare il registro sonoro degli Skatalities.
L’idea piacque e alla band si aggiunse Smokey Adams, un cantante dalla voce molto r&b con influssi gospel, e durante le prove, dopo aver rifiutato un ingaggio per i Marrons allo Star Club di Amburgo, nacquero i DEMON FUZZ.
Il nome è dovuto al sotterraneo di un negozio di dischi della West London. Il significato è un gioco di parole che rimanda l’immagine di Diavoli Bambini o Poliziotti Cattivi (distorti, dal termine fuzz) ma senza alcun riferimento a realtà del momento. Anzi, come dichiarato dallo stesso Corea durante una sua intervista alla BBC: “…eravamo troppo differenti e cercavamo di darci un nome che facesse sorridere ed incutesse rispetto per la nostra diversità. Allora ci venne in mente che stando nel sotterraneo eravamo dei demoni che dovevano venir fuori…”.
I DEMON FUZZ propongono un sound che è una miscela esplosiva condita di tribalismo africano, rock, psichedelia, soul e funk in cui Hendrix, Sly Stone, Funkadelic, Miles Davis e Ornet Cooleman si mescolano perfettamente. Nel periodo post sessantotto essere così differenti dal punto di vista sonoro era una garanzia di successo.
I Demon Fuzz vengono ingaggiati dalla Pye attraverso la Dawn per un disco che, purtroppo, resterà unico: AFREAKA.
Diciamo subito una cosa che sgombera ogni dubbio e perplessità. Il titolo del disco non è un caso. È un omaggio a Lee Morgan ed al suo pezzo Afreaka! La scelta è semplicemente spiegata nella passione che Corea aveva per il trombettista americano e per la diversità dell’album che stavano registrando in cui inizivano a presentarsi gli influssi della cultura musicale africana.
Le tracce sono 5, una più bella dell’altra ed ognuna in grado di essere citata e descritta per pagine e pagine.
Past Present and Future parte con un arpeggio, pieno di fuzz (distorsioni) che dopo poco entra in un ritmo swingante afro e poi, ancora una volta, cambia pelle per trasformarsi in un reggae boogie accattivante. Disillusioned è una ballata folk con richiami ai Temptations e al rock di natura progressive che iniziava a fare capolino. Another Country è una potentissima miscela afro beat e funk con tracce di psichedelica. Il funk torna poi prepotentemente su in Mercy, ultima traccia del lato B, la quinta.
Storiche ed incredibili sono anche le versioni, uscite su cd qualche anno fa ma già presenti come alternate take, di Fuzz Oriental Blues, strumentale, Message To A Mankind, e, in perfetta linea con Screamin’ Jay Hawkins, I Put Spell On You (la trovate in 45 giri..), dove le meravigliose qualità vocali di Smokey Adams vengono fuori.
La copertina del disco è meravigliosa: un lottatore mascherato africano che guarda fiero oltre l’orizzonte indossando una maschera dal naso lungo e i colori bianco verde rosso e nero. Sul retro, Sempre il lottatore, di schiena, che mostra con fierezza una cicatrice.
Ho lasciato per ultimo, la prima traccia del lato b del disco per avere un buon modo per chiudere il discorso sui Demon Fuzz. Se avete ancora dei dubbi ascoltate Hymn To Mother Earth ad occhi chiusi. Fate in modo che ogni singola nota, ogni variazione ritmica, ogni arpeggio, ogni respiro nelle ance ed ogni battuta entri in voi e vi guidi. Siete pronti? Ecco… sta per iniziare un viaggio nei cinque continenti. Immaginate di essere aria, di essere acqua, si essere odori e musica. Ecco, dopo l’intro c’è la batteria e la voce di Adams, poi la chitarra, la tastiera… poi il basso vi trascina da un’altra parte. Carovane, sguardi, montagne, deserti…
Ecco perché si è diversi. Ecco perché.
Buona musica.
Vincenzo Altini
28/11/11
THE FUNK BROTHERS

07/11/11
THE GATURS

The Gaturs and Willie Tee.
La curiosità è una spinta che porta a scoperte piacevoli. E' il motore dell'incontro ed è l'anima della conoscenza.
Per chi raccoglie musica - colleziona dischi - il diggin' è un attività importantissima ed esaltante in cui la curiosità ha un ruolo importante: in pochi minuti si passa dalla rassegnazione alla soddisfazione all'esaltazione. Il viaggio, in questa ridda di emozioni, passa attraverso il contatto tra le dita e le copertine di dischi passate in rivista. La rassegnazione è legata a quei momenti in cui lo scorrere, lento, inizia a farsi frettoloso nella ricerca di "qualcosa" che non si trova. La soddisfazione subentra nell'istante in cui il tocco sfiora il disco cercato, le mani lo sollevano e lo sguardo scende sui titoli, sulla formazione, sull'anno di stampa. L'esaltazione: si trova qualcosa che non si sperava o non si sapeva di trovare. Questo è il punto che qui c'interessa: la scoperta di una novità.
Collezionare dischi è un'arte che va affrontata e studiata.
Collezionare dischi è spingersi oltre quella base di conoscenza, nella musica e nell'arte, che tutti abbiamo.
La curiosità è quel concetto intellettuale che porta a nuove scoperte, ad innamorarsi di nuove immagini, ad approfondire la scoperta casuale.
L'arte del diggin' si svolge tra mercatini pieni di dischi impolverati e tra immagini sfornate da internet su siti musicali specializzati. Qui, però, molte volte, più della curiosità casuale svolge lavoro di spinta la ricerca diretta di quel disco del quale si conosce già qualcosa e il motore è la voglia di possesso.
I Gaturs sono stati una scoperta piacevole. Lì ho trovati in una compilation dedicata al funk from New Orleans (zona di provenienza dei Meters, per intenderci) e questa scoperta mi ha spinto a cercare altre notizie. Mi aspettavo di trovare una produzione copiosa e interessante, visto che il pezzo inserito nella compilation - Yeah, You're Right - m'incuriosiva parecchio grazie al sound funk raffinato e, per alcuni versi, colto, dotato di spiccate radici jazz.
Il mio curioso diggin' produce una semplicissima scoperta: dei Gaturs non ci sono molte notizie. La loro produzione è legata a pochissime tracce nate tra il 1970 – Cold Bear e The Booger Man – e il 1971 – Wasted e Gatur Bait– per la Gatur Records in formato 45 giri.
Come spesso accadeva in situazioni simili, in quei tempi, la “casa discografica” altro non era che un tentativo di finanziamento di un gruppo che si autoproduceva un disco, un 45 giri, per poi metterlo in circolazione e crearsi l’occasione per il successo. La Gatur Records di Wilson Turbiton (il tastierista dei Gaturs), visto lo scarso successo commerciale, scomparve dalle scene e i diritti furono acquisiti dall’Atlantic Records e rimessi ad una sua controllata: la Atco Records che rimise in circolazione The Booger Man, in versione 7” nel 1971.
Va detto che il 7” prodotto dalla Gatur Records gira, nel mercato collezionistico, a prezzi proibitivi: si arriva ad una quotazione oltre i 100 euro per Wasted.
In piena epoca acid jazz, nel periodo di recupero delle sonorità degli artisti di fine anni 60' - '70, nel 1994, la newyorkese Funky Delicates ha stampato e commercializzato “Wasted: The Gaturs feat Willie Tee”, un disco che raccoglie i 45 giri prodotti dalla Gaturs Records. Wasted è una compilation nata da registrazioni di alto livello collezionistico. Oltre ai brani dei Gaturs troviamo pezzi a nome di Wilson Turbiton, tastierista della band, conosciuto, poi, come Willie Tee. Tutti pezzi in cui la formazione è la stessa dei Gaturs e in cui spicca l’uso della chitarra di Louis “Guitar June” Clark e della batteria – i pezzi sono conditi di sani break – di Leonard Paina. Funky Funky Twist è l’espressione di quanto detto: il brano parte con un break… subentra la chitarra sincopata… tastiere e voce. Inizia il funk. Si balla.
La curiosità è soddisfatta.
Buona musica.
Vincenzo Altini
23/10/11
JACKIE BROWN OST

06/10/11
WAYNE SHORTER

12/09/11
JAMIROQUAI







